istruzione superiore

L’istruzione superiore

Il secondo ciclo di istruzione, ovvero la cosiddetta “istruzione superiore“, vuole preparare lo studente all’università o al mondo del lavoro. Orientarsi non è sempre facile, ecco perché vi illustriamo in linee generali di cosa si tratta.

Dopo la Riforma Moratti del 2003

La scuola superiore ha avuto due piste di studio parallele: quella dei licei e quella della formazione tecnico-professionale.

La riforma Gelmini

A partire dal 2010, la normativa legata alla riforma Gelmini è entrata in vigore. Così, il profilo della scuola superiore è in parte cambiato e le opzioni di scelta dello studente che conclude le scuole medie si dividono in tre principali alternative:

  1. Licei
  2. Istituti tecnici
  3. Istituti professionali

I licei

Attualmente, lo studente che volesse scegliere di frequentare un liceo, ha comunque l’imbarazzo della scelta. Al presente, infatti, i licei sono 6:

  1. classico
  2. scientifico
  3. linguistico
  4. artistico
  5. musicale e coreutico
  6. delle scienze umane

Come si vede, i vari licei vengono distinti per aree. Per questo, ciascun liceo ha le sue materie di indirizzo caratterizzanti.

Se ami le lingue antiche, farai bene a scegliere il classico; se hai una buona predilezione per le lingue moderne, allora il linguistico fa per te. Se sei una mente matematica potrai cogliere l’occasione di iscriverti allo scientifico, se hai un talento artistico-musicale, potrai scegliere un liceo che valorizza le tue doti innate. Se la tua attitudine è già di tipo psicologico e relazionale, rifletti se non sia il caso di rivolgerti alle scienze umane.

Gli istituti tecnici

Allo stato attuale, l’offerta formativa degli istituti tecnici si divide in due settori fondamentali:

  1. economico
  2. tecnologico

Del primo gruppo fanno parte gli indirizzi: amministrativo, finanziario, turistico. Nel secondo ambito, invece, potrai trovare gli indirizzi legati alla meccanica, alla logistica, all’elettrotecnica, fra gli altri, o all’informatica, alla chimica, alla moda o alle costruzioni.

Istituti professionali

Molte persone fanno confusione tra istituti tecnici ed istituti professionali. In realtà, come si può vedere, si tratta di due tipi diversi di formazione.

Una formazione rivolta al lavoro

Gli istituti professionali riguardano il settore:

  1. agricolo
  2. ittico
  3. artigianale
  4. ambientale
  5. enogastronomico o alberghiero
  6. culturale
  7. sanitario e assistenziale
  8. ausiliario

L’organizzazione annuale

Anche i percorsi di studio degli istituti tecnici sono articolati in due bienni e un anno conclusivo. I vari percorsi sono stati pensati per facilitare l’ingresso dello studente nel mondo del lavoro. A questo scopo, sono previsti stage, tirocini e percorsi di alternanza scuola/lavoro.

teoria della ghianda

La teoria della ghianda

Sotto questo bizzarro titolo, di «teoria della ghianda», si può trovare un’idea, per certi versi mitica e rivoluzionaria.

Ce ne parla James Hillman

Psicoanalista e saggista degli USA, Hillman (scomparso nel recente 2011) ha consegnato alle pagine del suo libro Il codice dell’anima la teoria in questione.

Di che si tratta?

La teoria della ghianda presuppone che ciascun individuo abbia, fin dalla nascita (e forse persino da prima!) una vocazione, un talento innato, un’abilità che gli viene “naturale“, “facile“, per innatismo.

La metafora “realistica”

Hillman paragona questa vocazione all’energia vitale insita nella ghianda. Ogni ghianda contiene in sé la futura quercia, così come a sua volta la quercia è in grado di generare nuove ghiande, in un circolo bellissimo e vitale.

Perché una ghianda non può generare un abete?

Se rivolgessimo questa domanda ad un agrotecnico, saremmo fortunati se questi avrà la buona creanza di non riderci in faccia.

Tutti, infatti, accettano immediatamente l’idea che una ghianda non possa e non potrà mai generare né un melo, né un ciliegio, né un abete.

Eppure le cose non sembrano essere così chiare su un livello più “pedagogico”.

Nel campo della pedagogia

Nel dominio dell’educazione, nel campo della pedagogia, solo i professionisti più illuminati sanno fare un parallelo tra la teoria della ghianda e l’educazione in età infantile o evolutiva.

Quante volte imponiamo un “dover essere” al bambino, alla bambina… che hanno invece il loro stile, le loro predilezioni?

Cosa ci insegna Hillman

Hilmann ci ricorda, in questo senso, che durante l’infanzia tendono ad emergere tratti innati della personalità (è la ghianda che manifesta il suo voler essere quercia e non frassino, non pruno, né melo).

Un buon educatore, un bravo pedagogo dovrà quindi riconoscere nelle impuntature, nel capriccio, nelle ostinazioni del bambino, in quell’orgoglio pronunciato e forte… il profilo dell’uomo e della donna futuri, così che la quercia cresca sana, vigorosa e fruttuosa.

5 per 1000

Quando si parla di redditi e imposte, si sa, ci si arrischia sempre in un argomento delicato. Eppure in questo periodo abbiamo anche l’occasione di scegliere a chi destinare la nostra quota Irpef del 5 per 1000.

Se non hai ancora scelto…

Se sei in dubbio e non hai ancora preso una decisione in merito alla destinazione del tuo 5 per 1000, Ohana è qui per candidarsi come realtà territoriale dedita alle attività socialmente rilevanti.

Perché devolvere il 5 per 1000 ad Ohana?

Ci sono tre valide ragioni per cui Ohana è la Società Cooperativa Onlus che potrebbe meritare il tuo prezioso contributo economico.

Ohana è attenta al tema della disabilità

Con il tuo 5 per 1000 potremo finalmente donare risorse didattiche e strumenti che possano agevolare l’inclusione di bambini e ragazzi con disabilità.

Ohana è esperta in Bisogni Educativi Speciali

Proprio per la sua pluriennale esperienza nel campo della didattica, dell’educazione e, soprattutto, dei Bisogni Educativi Speciali (BES), Ohana ha maturato una profonda consapevolezza delle strategie con cui il successo formativo e l’autonomia di ciascun bambino o ragazzo possano realizzarsi.

Con il tuo 5 per 1000 potrai aiutare la cooperativa a donare strumenti digitali per far fronte a questo genere di bisogni.

Ohana ama il verde: l’ossigeno della vita

Con il tuo 5 per 1000 Ohana potrà realizzare un progetto che le sta particolarmente a cuore: seminare alberi e piantine nei giardini delle scuole. Ohana è convinta che i piccoli gesti siano i più incisivi. Quale progetto migliore di questo, allora, per una sana educazione ambientale?

Se vuoi segnalare Ohana al tuo commercialista, eccoti il Codice Fiscale: 15453341008

Grazie per aver pensato a noi!

Feste itineranti

È attiva la nuova iniziativa di Ohana delle “Feste itineranti“, un bel modo festeggiare un compleanno alternativo!

feste itineranti

Non puoi festeggiare in grande?

Nessun problema: Ohana ha pensato a tutto! Per supportare le famiglie durante l’emergenza da coronavirus, il team di Ohana metterà a tua disposizione un ‘box‘ contenente giochi e attività per permettere a te, che sei il festeggiato, e ai tuoi parenti di vivere un compleanno indimenticabile!

Il nostro divertimento “in scatola”!

Non è uno slogan da pop art, né un modo di dire, ma una realtà. Nel box che Ohana ti offre, troverai video e vari materiali con cui potrai mettere alla prova le tue capacità e quelle della tua famiglia… per passare una giornata in allegria!

Scegli il tuo tema e… buon divertimento!

Sei un esploratore? Un avventuriero? Un piccolo cuoco… una lettrice vorace? O forse sei un’artista dai colori sgargianti? Ho capito… sei un piccolo scienziato, un alchimista, un mago! Benissimo, allora non ti resta che contattarci e richiedere il box più adatto a te… Cosa aspetti? Noi siamo a tua disposizione!

epilessia

L’epilessia

Sapere per aiutare

L’epilessia è una malattia neurologica contraddistinta da periodiche “crisi“. Si tratta di crisi che a scuola sono difficilmente gestibili se il personale docente o scolastico non è adeguatamente preparato.

Le crisi epilettiche

I fenomeni critici dell’epilessia consistono in vere e proprie “scariche elettriche” da corto circuito del tessuto neuronale. Le crisi arrivano all’improvviso. Difficili da prevenire, hanno una sintomatologia penalizzante. Il soccorso immediato del bambino o del ragazzo epilettico può davvero salvargli la vita e prevenire danni permanenti.

L’impatto dell’epilessia sulla vita del bambino e dei suoi familiari

Convivere con la patologia dell’epilessia non è impossibile. Tuttavia, non bisogna trascurare l’impatto psicologico e sociale della malattia. Nella maggior parte dei casi, l’epilessia si manifesta in età prescolare. Di conseguenza, tra l’infanzia e la prima scolarizzazione, il bambino si trova catapultato in un mondo complesso, fatto di crisi improvvise e quasi imprevedibili, la cui gestione necessita dell’aiuto altrui.

Le paure di chi è affetto da epilessia

Chi soffre di epilessia vive nel costante timore che la “scarica elettrica” arrivi ad interrompere le attività quotidiane, motorie, sociali. È piuttosto frequente che il bambino epilettico accusi una certa ansia anticipatoria che rende invivibili anche i momenti di salute lontani dalle crisi.

Le paure di chi assiste alla crisi

Eppure, l’epilessia può terrorizzare di più chi non ne soffre, paradossalmente. Il fatto che l’epilettico durante le crisi possa fare cose “anomale”, perdere il contatto con l’ambiente, cadere, agitarsi, masticare, perdere i liquidi orali, gesticolare, essere preso da convulsioni… finisce spesso per terrorizzare chi osserva spaventato e invece vorrebbe intervenire.

Mi è sembrato che morisse. Sembrava morto…

Queste sono le tipiche frasi pronunciate da chi assiste accidentalmente ad una crisi epilettica altrui.

Il soccorritore può porre fine alle paure di tutti

Una soluzione c’è. Va detto. Soccorrere un epilettico è un atto eroico ma anche piuttosto semplice, se non ci si fa prendere dal panico. Esiste, infatti, un farmaco a somministrazione orale che va introdotto nella bocca del bambino o del ragazzo epilettico. Tale farmaco, che il bambino affetto da epilessia avrà sempre con sé, serve ad impedire che le crisi si prolunghino nel tempo. Le crisi prolungate possono infatti danneggiare irreversibilmente il sistema nervoso del bambino, producendo danni permanenti.

Lo stigma che pregiudica l’inclusione

L’inserimento di un bambino epilettico nella vita sociale, scolastica o sportiva può sembrare difficoltoso. Vi è un pregiudizio piuttosto diffuso, in questo senso. Insegnanti, educatori, professionisti, allenatori possono lasciarsi trascinare dall’ansia, facendo ragionamenti non molto lucidi. Può mettere paura avere a che fare con bambini epilettici, soggetti a crisi periodiche. Tuttavia, la farmacologia, la medicina e la pratica del soccorso hanno reso possibile integrare in tutto e per tutto i bambini epilettici nelle normali attività quotidiane, sociali, scolastiche e sportive.

Quando i genitori stessi tacciono…

Può addirittura succedere che siano i genitori stessi ad omettere il quadro diagnostico del proprio figlio, preferendo non parlare dell’epilessia. Nel loro pensiero si illudono di tutelare il corpo insegnante, le società sportive, i vari professionisti davanti alla paura di dover soccorrere il bambino durante una crisi. In realtà, in questo modo si peggiora la situazione del malato: la sua ansia si aggraverà e nessuno sarà davvero preparato quando lui ne avrà effettivo bisogno.

Quindi?

La soluzione sta nel conoscere, nell‘imparare a soccorrere, nel tenere sempre vive le comunicazioni che riguardano i casi epilettici. La soluzione consiste nel fare rete, nel sentirsi parte di un tutto: nel saper dire «io ci sono e so cosa fare».

burn out madri

Burn-out materno: 3 consigli per le madri

Si parla spesso di “burn-out” un termine inglese che ha a che fare con l’esaurimento delle energie mentali e fisiche. Meno spesso, però, si parla dell’impatto di questo fenomeno all’interno delle famiglie e, più precisamente, rispetto alle madri.

La genitorialità è un’impresa eroica!

Di per sé, la genitorialità ha qualcosa di divino e di eroico. Non è retorica: mettere al mondo un figlio, offrirgli tutto ciò di cui si è capaci, interpretare adeguatamente i suoi bisogni, soddisfarli, assisterli nella crescita… non è una missione… sono tante missioni insieme!

La diade madre-bambino

Se la genitorialità è tanto complessa, difficile benché naturale, la maternità lo è all’ennesima potenza.

Donald Winnicott, psichiatra e psicoanalista britannico del Novecento, conosceva bene l’importanza fondamentale della madre, soprattutto nei primissimi mesi di vita del bambino.

Secondo Winnicott, in una fase infantile e neonatale non esiste altro che una diade madre-bambino. Tutto il resto del mondo verrà “creato” e rimodellato in base a questa relazione originaria e fondativa.

Il maternage: una fase essenziale

Si capisce facilmente, allora, che nei primi mesi di vita di un neonato, le responsabilità della madre sono incommensurabili. Nonostante con il tempo le cose possano cambiare, alleggerirsi, evolvere, la centralità del ruolo materno viene difficilmente messa in discussione.

I bambini crescono, diventano preadolescenti, poi adolescenti, ma soprattutto nei paesi mediterranei, com’è noto, la madre, pur venendo in parte ridimensionata, resta il perno della famiglia.

Quando le responsabilità sono troppe…

Non è raro, peraltro, che le madri vivano momenti durissimi anche nelle loro vite individuali. Una separazione, un divorzio, l’instabilità della salute di qualche caro… Sono eventi piuttosto frequenti che, purtroppo, aggravano il peso che la madre porta sulle spalle.

Madri lavoratrici

Non è un caso che si cominciò a parlare del “burn-outmaterno durante gli anni Settanta, quando i movimenti per l’emancipazione delle donne avevano cominciato a puntare i riflettori sulle enormi fatiche delle donne che volevano avere sia un lavoro, sia una famiglia.

Queste donne ambiziose, indipendenti, autonome, “tuttofare”, spesso reputate troppo audaci anche dalla mentalità del patriarcato, sono ormai dappertutto e sono i veri pilastri della nostra società.

Quasi sempre reperibili, sia in famiglia che a lavoro, indaffarate, multitasking… ottimizzano il tempo come nessun altro sa fare.

Il centro di tutto

Proprio dando per scontato che le madri sono al centro di tutto: della vita dei figli, della vita di coppia, del planning settimanale, del lavoro in azienda, in ufficio, in negozio o in casa… si arriva ad un punto critico.

Alcune madri sentono un progressivo impoverimento delle loro risorse, delle loro energie, del loro ottimismo. C’è chi si sente “inefficace”, “in colpa”, “depotenziata”. Qualcuna si chiede: «Cosa mi succede?»

Succede che ci si trova in una fase critica, in cui va ripensata la gestione della realtà familiare, sociale e lavorativa.

A questo scopo, Ohana vuole offrire a tutte le madri tre generici consigli che possono favorire un cambio di prospettiva.

Rinuncia al perfezionismo

Sì, senza dubbio, a volte c’è davvero troppo da fare: pianificare la routine di tutti i familiari, gestire il lavoro, pensare alla casa… e la sensazione di dover trascurare qualcosa o, peggio, qualcuno si fa pressante. Può sembrare un suggerimento banale, eppure rinunciare al perfezionismo può rappresentare una svolta nella vita di tutti i giorni, alleggerendo le azioni quotidiane da quel senso di oppressione che può far persino paura. Trova il tuo ritmo, la tua andatura: fai ciò che puoi e concediti di non essere sempre al top!

Chiedi aiuto, affidando piccole cose a ciascuno!

Spesso possiamo arrivare a pensare che chiedere aiuto sia già un fallimento. Errore! Chiedere aiuto è un’opportunità per tutti i componenti di una famiglia. I genitori possono poco a poco responsabilizzare i propri figli, affidando piccoli e agevoli compiti ai ragazzi, mandando così un messaggio importantissimo di sinergia e di collaborazione.

Condividi con gli altri pensieri, preoccupazioni e speranze

Accade di frequente che le madri si tengano “tutto dentro”, accettando per misteriose ragioni di dover convivere con le loro preoccupazioni, con i loro pensieri, con le loro speranze e ambizioni. Per quanto lodevole, il loro desiderio di essere indipendenti e autosufficienti può portarle ad essere fraintese o incomprese. La condivisione dei vissuti interiori può, in questo caso, avere il duplice valore di oggettivare l’interiorità, comunicando, portando i cari, al contempo, a conoscere quante energie ci sono dietro alla routine quotidiana.

Care mamme, amare necessita di grandi energie. Accettatelo e ricaricatevi!